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I soldati delle parole
La Biblioteca Comunale di Sanarica è lieta di annunciare che presto sarà disponibile il nuovo Servizio di Prenotazione Libri! Questo servizio permetterà agli utenti di riservare i libri direttamente online e ritirarli comodamente in biblioteca.
🎉 Restate sintonizzati! Maggiori dettagli su modalità e data di attivazione del servizio saranno comunicati a breve.
Per ulteriori informazioni, contattateci via email o telefono.
La Biblioteca Comunale di Sanarica vi ringrazia per il vostro interesse e vi invita a scoprire questa nuova opportunità!
| ISBN | 9788870914856 |
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| Autore | |
| Genere | |
| Argomento | |
| Casa editrice | |
| Anno di pubblicazione | 2017 |
| Pagine | 330 |
È ancora possibile arginare la violenza con le parole? Fino a che punto la penna è più forte della spada? Di fronte a uno dei problemi più urgenti del nostro tempo, il terrorismo, Frank Westerman si mette personalmente in gioco per capire le strategie e i margini d azione di chi si affida alle armi della trattativa, del ragionamento, della persuasione: frequenta un corso per mediatori dell’Accademia di Polizia, partecipa come ostaggio alla simulazione di un sequestro aereo a Schiphol, incontra un ex dirottatore di treni, uno psichiatra che è stato tra i primi a trattare con i terroristi negli anni Settanta, e un veterano degli accordi di pace convinto che tutto è negoziabile e che finiremo per sederci a un tavolo anche con l’ISIS. In un’inchiesta lucida e appassionante che coniuga suspense narrativa e riflessione storica, etica e politica, Westerman ci proietta nel mezzo degli attentati di un commando molucchese a cui assistette da bambino nei Paesi Bassi, rievoca il suo incontro con una combattente della RAF all’Avana, ricostruisce l’escalation del terrore ceceno e della brutale repressione di Putin di cui fu testimone quando era corrispondente in Russia. E scavando nel complesso duello tra potere e dissenso armato, indaga le ragioni del dialogo contro il rifiuto di scendere a compromessi con i terroristi, chiedendosi se le attuali azioni jihadiste possano ammettere un’efficace risposta verbale. Ma non è forse la parola il pericolo più temuto da chi impone i propri dogmi con la violenza? Non è la via del confronto a garantire quella stessa democrazia che intendiamo difendere?
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