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Vita dalle lettere
La Biblioteca Comunale di Sanarica è lieta di annunciare che presto sarà disponibile il nuovo Servizio di Prenotazione Libri! Questo servizio permetterà agli utenti di riservare i libri direttamente online e ritirarli comodamente in biblioteca.
🎉 Restate sintonizzati! Maggiori dettagli su modalità e data di attivazione del servizio saranno comunicati a breve.
Per ulteriori informazioni, contattateci via email o telefono.
La Biblioteca Comunale di Sanarica vi ringrazia per il vostro interesse e vi invita a scoprire questa nuova opportunità!
| ISBN | 9788870910476 |
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| Autore | |
| Genere | |
| Argomento | |
| Casa editrice | |
| Anno di pubblicazione | 1995 |
| Pagine | 188 |
Sono uno che scrive lettere povere», confessa Ibsen a Bjørnson il 16 settembre 1864, e più volte insiste su questa sua inadeguatezza con diversi interlocutori per giustificare la sua laconicità, i suoi ritardi, la sua apparente freddezza, i suoi imperdonabili silenzi. Troppo drammaturgo per liberarsi dall’abitudine di «sopprimere la propria personalità», troppo riservato per vincere la sua incapacità «a entrare in relazione stretta e intima con la gente», Ibsen non si sente a suo agio nel rapporto epistolare. Ma forse proprio per questo, proprio perché sfugge al controllo e alla consapevole rielaborazione dell’artista, la sua corrispondenza finisce per mettere più apertamente a nudo l’uomo, rivelandone la profondità dell’impegno morale, la lucidità nella critica alle ipocrisie e ai meccanismi oppressivi della società, la modernità delle concezioni estetiche destinate a lasciare la loro impronta innovativa su tutto il teatro europeo, ma anche le debolezze, gli egoismi, la falsità e meschinità che spesso si nascondono sotto i giudizi taglienti e gli sfoghi polemici. Più, e forse meglio, di quell’autobiografia iniziata e mai portata a termine, le lettere ci rendono perfettamente partecipi dei grandi dibattiti del tempo, ci illuminano sulla genesi dei suoi personaggi e dei suoi drammi, offrendoci al tempo stesso inconsapevoli scorci su quel «campo di battaglia» che è per Ibsen il suo animo, dove convivono, dice, Brand e Peer Gynt. Dal dofferto debutto ai lunghi anni dell’autoesilio, fino alle intense passioni senili per delicate fanciulle che gli danno la breve illusione di afferrare un po’ di quella vita che si è lasciato irrimediabilmente sfuggire, emerge nell’epistolario l’irrisolta contradditorietà di chi, come scrive in una dedica, sa che «Vivere è guerra con i troll dentro il cuore e il cervello
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